martedì 26 giugno 2012


ARCHITETTI DELL'ARIA ... SULLA TERRA    - maggio/luglio 2012 - FREE CONCEPT WEB MAGAZINE - RIMINI ITALY - 







BREVE INDICAZIONE DELLE TAPPE DELLA NARRAZIONE




- CAMMINATE 1

- LETTERA APERTA A JEAN GIONO

- CAMMINANDO con Andrea Bugli




--- fine primo tempo ---
--- inizio secondo tempo ---



-  CAMMINANDO con Australian architect

- CAMMINATE 2 – IL QUASI ORTO


 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------




 - CAMMINATE 1

Cominciamo con una camminata.
Oggi è qualcosa di estremamente lussuoso potersi permettere di andare a piedi, e impiegare una intera mattina per fare quello che si sarebbe potuto fare in 15 minuti. Prendersi la enorme libertà di metterci il tempo che serve per fare una cosa.
“Una Scandalosa Libertà” min 2.02 http://www.youtube.com/watch?v=q8pYdYuJfHw

Abbiamo guadagnato quel momento combattendo duramente contro le costrizioni del mondo di oggi. Meritato. Mesi di battaglia e alla fine una camminata, il nostro risultato. Qualcosa di normale, di apparentemente usuale, una camminata in un campo libero da strade asfaltate. Ovviamente il risultato non è fare una camminata, ma mettere alla prova se stessi e il mondo e fare una cosa naturale quando ormai non è più possibile, nella necessità di stare al passo coi tempi.
Decidere di andare a piedi significa spendere una intera mattina per fare ciò che avremmo potuto fare in 15 minuti. Ma era il momento giusto per farlo.
La decisione fu di esplorare ciò che è nostro, e non riusciamo a riconoscerlo.
Così alla fine, prendemmo la via della collina sterrata, il dimenticato passaggio pedonale su e giù per le colline, lasciando la nera strada carrabile.
Terre di pochi, giusto dei contadini che la preparano per la raccolta della stagione seguente.
Quella mattina quella terra era anche nostra. Passo dopo passo, sulla collina.
La giornata era bellissima, nei primi giorni di gennaio, la terra sembrava asciutta, non pioveva da giorni, il sole nel cielo azzurro di tarda mattina scaldava le apparentemente morte creature della natura.

Cominciamo con questa camminata.
Fuori dalle strade artificiali, verso la terra vera e propria.
Soffici e freschi solchi arati e seminati da poco, paralleli alle linee di maggior lunghezza dell’intero appezzamento e quindi al confine a fondo valle definito dal ruscello che fa scivolare via l’acqua in eccesso nelle stagioni di pioggia.
Inizialmente percorriamo queste linee coltivate, poi per seguire la giusta rotta le attraversiamo, sembrano compatti e sembra che le scarpe ai nostri piedi li affrontino in un perfetto confronto di azione e reazione. Anche se lo scontro impari è quello di un piede da 40 cmq contro un pianeta, il pianeta è sempre in grado di rispondere anche ai minimi colpi che gli si impongono. La terra possiede una sensibilità molto delicata. ( avete mai sentito il rumore di un cavallo al galoppo in un campo libero?Un cavallo impatta sul terreno con un suono profondo pieno di soffice riverbero, capace di colpire l’anima dell’ascoltatore. Vibrazioni.)

Scendendo sulla valle, si incontra il primo luogo di nessuno, in coltivabile, perché proprio lì scorre il ruscello che alle prime piogge si carica di tutta l’acqua che non entra nelle sottofalde acquifere. Li vivono le creature che la civiltà isola, perchè li trovano acqua e sopravvivenza.
Scarti dell’uso degli spazi della civiltà di oggi.
Sono quelli da cui ripartire.

Poi si risale il crinale del percorso che il “navigatore cerebrale umano” disegna a ottimizzare la propria rotta.
Si incontrano tracce del passaggio di mezzi meccanici e conviene proseguire su questi sentieri battuti. Sul crinale opposto al primo, segni di civilizzazione abbandonata, costruzioni civili diroccate. Strade sterrate adatte al passaggio di mezzi di locomozione. Aree un tempo vissute, oggi in decadente e sorprendente mummificazione.
Poi dove le tre case diroccate segnano il confine con la campagna inabitabile, una grande pianta di ippocastano, spoglia nell’inverno attuale.
Possente e poderosa, segno visibile da tutti i terreni circostanti, di una presenza. A dominare la piana al cui centro l’albero si eleva, oggi anche un traliccio dell’elettricità che a intuito ottimizza il percorso dei suoi cavi, disegnando linee di collegamento più brevi possibili, senza dover seguire strade carrabili.

Oggi le mountain bike godono di questi sentieri perché da quella cima dominata dalla grande pianta scende una pista da down hill. Anche impronte di zoccoli di cavallo appaiono sul sentiero.
Al termine della discesa le scarpe inizialmente senza paura ora sono piene di fango, il “sacro fango fertile” descritto da Primo Levi nel suo passaggio nella Pianura Sarmatica..
Il passo si fa pesante ma non ci spaventa. Scesi dalla gustosa pista di discesa per biciclette, attraversiamo una seconda valle e questa volta il letto del ruscello è scavalcato da un sistema di canali artificiali per il passaggio dell’acqua, che garantisce la continuità della strada di sassi che passa da lì sopra al fiumiciattolo. Questa volta c’è odore di opera dell’uomo.. La civiltà è giunta fin laggiù ovviamente perchè ne ha riconosciuto dei vantaggi.
Si risale il nuovo versante e si arriva a destinazione. Si ripropongono segni di civiltà in cima al colle, e da li sopra una nuova strada carrabile fa capire che siamo tornati al mondo di oggi, alle sue necessità e a i suoi tempi.

Tempi di percorrenza 90 minuti, se contiamo la procedure di lavare le scarpe e ripulirsi un attimo siamo a 200 minuti circa. In auto sarebbero bastati … lo sapete gia..
Ma noi volevamo scoprire da dove ripartire.





 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------





-  LETTERA APERTA A JEAN GIONO, L’UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI

Cosa ne direbbe Jean Giono di come stiamo lavorando con la terra oggi? E poi perché dovremo ascoltarlo? Ma anche se non lo ascoltassimo, potremmo provare a sentire cosa ne pensa.
Io credo però che non ci direbbe niente, perchè come i contadini con cui ha fatto tanta fatica a venire in contatto, costringerebbe noi a fare un passo indietro per poterlo ascoltare.

Nell’impersonale e immateriale scenario che si apre davanti a noi, architetti del 2012, un ampio vuoto di peso e concretezza in cui la paura di precipitare avvolge soprattutto chi teme il precipizio, sentiamo il dovere di chiarire delle spiegazioni. Anche se non siamo i responsabili di questo scenario, tentiamo di dare spiegazioni, o di chiarire che spiegazioni proprio non ci sono. Ma studiamo un attimo ciò che ci sta attorno.

È immateriale la crescita che riguarda noi. Parte dalla terra, sicuro. Ma parte dal lasciare stare la terra prima di tutto. Dal leggerla come organismo naturale.  Dal leggere i segni che lei stessa ci evidenzia, come parte del ciclo della vita. Non ci servono nuove dighe, ci serve la consapevolezza che il sole scalda ogni singolo tetto e che con il vento ogni piccola elica si muove e immette energia su ogni piccola abitazione. Ci serve lavorare su noi stessi e capire che dobbiamo stare attivi. Non sto parlando di architettura e ne sto parlando di politica. Parlo dell’unica spiegazione che in realtà non c’è. Perché è normale che ognuno si produca da sé ciò che gli serve per vivere, dal cibo al calore attorno. Solo che il benessere del disordinatissimo giorno d’oggi, ha nascosto dietro le vetrine multimediali questa verità.
E quindi la spiegazione alla situazione di vuoto cosmico che ci troviamo davanti proprio non c’è.
Non c’è più crescita o sviluppo a tutti i costi. C’è invece la consapevolezza dei limiti che l’uomo ha sempre avuto e la forza di fare ciò che gli è permesso dai suoi infiniti talenti. Piano piano, passo dopo passo, senza sforzi di allunaggi immotivabili. È giorno dopo giorno, nel concreto quotidiano, che possiamo scoprire come legarci alla natura in una sintesi creativa e produttiva, non è forse così carissimo amico Jean Giono?



 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------



- CAMMINANDO con… Andrea Bugli

- A partire dalla nostra CAMMINATA 1 in cui ci siamo spinti a fondo valle, ci siamo chiesti se fosse quello il punto da cui ripartire. Per una questioni di pieni e vuoti o per elementare intuito.. riconosciamo che è li che possiamo agire, ma siamo fermi sul come. Come agire? Ne parlaimo con Andrea Bugli, ingegnere e architetto presso Ecologic studio London.

Andrea - Come pensavi di farla partire la nostra discussione? Penso che potresti lanciare il sasso e poi vediamo cosa viene fuori...alla fine deve essere comunque una camminata...

Raffaello - ok hai le scarpe? cominciamo cosi:
scendendo per il sentiero infangato che porta a fondo valle, in qualsiasi valle, in qualsiasi collina, siamo circondati da piante da vegetazione da alberi, dalla natura. Se sul sentiero non passa nessuno ricresce alta l'erba o i rovi ai bordi lo invadono e lo cancellano, questo è ordine o caos? comunque sia va rispettato? sono liberi questi spazi? sono liberi dall'uomo, si. E perchè allora andiamo a cercarli come se fossero quelli i luoghi da ripartire? Ripartire per dove?

A – I would say that this is definitely chaos, but I wouldn't give a negative meaning to it. In a certain sense what we define as chaos is something we are not able to predict and to control, chaotic behaviors have their logics and rules but we are not able to comprehend them.
We should aim to see the continuous evolution and mutation of the natural space as its real essence and try to engage with it.
I think that this affection for natural and chaotic spaces is something that is deeply rooted in human mind, probably is something that we inherited from the past and that we are still bringing with us throughout our evolutionary path.
In my opinion the explanation for this kind of attraction we feel towards nature can be approached on two levels: one is physiological the other one is psychological.
The former is related to the morphology of our body. Despite human-designed spaces are based on regularity and smoothness (particularly after the modernism), our bodies are not yet ready for this. As inheritance of our nomadic and hunting-based origins, our bone structure works far better when it has to deal with uneven surfaces (as any osteopath could confirm). This is something that can be easily experimented feeling the pleasure of walking barefoot on the grass or on the sand; it can be understood even more having a look at any public park where people (runners) avoid regular asphalted path preferring narrow and irregular tracks on the grass.
The second component deals with our psychology; our society is centred on control, as a consequence everything we deal with needs to be completely measurable and predictable. In the contemplation of nature we face something that escape from our control and extremely fascinates us.

R - I think the attraction for this nature chaos you’re talking about, depends directly on the fact we are part of that nature, I remember what Nikola Tesla was used to say, about the Harmonic way of life in agree with nature first of all religion and working tasks.
Otherwise, it’s very interesting the reference to the human body. Spaces between us are regoular as well, this is the easy way to create them, isn’t it? But men are made of irregular structure of bones and cellars…
We reach our goal when we can taste the irregularity in the world we live.
This lead me to think how to interact with these spaces…  working or building on? Or let them live by themselves? Keeping our disorder in the manage of spaces supplied by the income and real estate speculation ?
It seems that these particular spaces would be the one to restart, but how? Hiding from the real estate market? How restart from that lonely left corner?

Sorry, look at the mud in front of you!

A – In my opinion no uncontaminated space exists; in this sense i tend to disagree with Clement and i don't find exciting his definition of primary, secondary and tertiary spaces. If we imagine our planet as a system of interrelated connections (as in the Gaia theory for instance) we understand that nothing exists separate from the rest of the system.
Even if we try to leave these space on their own, we are still affecting them in a way or another. I don't think the point is to avoid the interaction with certain spaces, i think it's more to learn novel ways to get involved with them.
I don't think that "preservation" can be the answer to the environmental (but also social and political) crisis we are now facing. We should try to exploit the processes of innovation that are emerging in the fields of science, technology and design and learn new ways to "use" them.
Instead of using innovation to oppose to the rules of nature as we have done since the industrial revolution we should understand how new technologies and techniques can be hybridized with existing (natural) systems and how they can generate novel understandings and way of cope with the environment. We should start to think ourselves as designers of synthetic ecologies.


R - “Synthetic ecologies”, but even better “Synthetic”, I think is the word of the future. I’d like to add that the success of this synthesis or hybridization would go on only if we will be able to hidden this to the big world economic management. This process you described is the only possible way but still now seems forbidden. In truth is surely practicable but I recognize that is no sponsored by anyone, maybe because none knows where this can lead us, or none still haven’t planned how to earn from this path. I’d like that none will never understand this, and we silently lead people to slowly change their way of life in the new harmonic stream of synthesis between technologies and nature. Just to live as better as we are able to do.
I feel I’m already running this path, silently, and I feel that when I show my slowest race to people they look at me strange… but I’m meeting always more people that try living as I’m trying, so I sound good.
So our task is to involve common thought onto this direction, but still we fly away from our real topic… the field we are walking on.. “the living world”.. the “Clements living world” is still alive in the today’s world, and today is made of nature and technologies together, right? And so perhaps getting in touch with this it’s not like transform a tree in a “capitalist tree”, but our task should be explain people how to treat as best both nature and technologies, directly, and at the same time produce, project and plan a new way of work to the unstoppable world market.. quite an hard job…  but I worked in the building real estate market and I think that we are very far to our topic because we will never work so carefully as should be if on the other hand  there will not be a right income to the planners hard work, so what happens is often a fast and not well done job.
And this is managed by the market ownself that lead the rules of the incoming… so we stuck in a close circuit.








FINE PRIMO TEMPO











venerdì 18 maggio 2012

dal 2009 al 2012

nel 2009 avevamo fatto questo breve esperimento di fare una rivistina in pdf con dentro degli schizzi di architettura dell'aria. Oggi, nel mezzo del 2012, proviamo a riprendere i nostri schizzi e impostare i nostri interessi su un blog. Veloce fugace leggero e volatile, che non si sa mai che resti più a lungo del cemento armato...